Uruguay-Olanda 2-3
Rivoluzione arancione
Il sogno celeste finisce con una semifinale dignitosissima in cui l'Olanda mostra di avere complessivamente qualcosa in più. Tipo? Tipo un tiro di Van Bronckhorst (Sì, Giovanni Van Bronckhorst, non Cristiano Ronaldo, Roberto Carlos, Mario Corso, Juninho Pernambucano e nemmeno un Van Persie) da un centinaio di metri che toglie la ragnatela dall'incrocio dei pali, come si diceva una volta.
13 AGO 20

Tipo un sospetto, sospettissimo fuorigioco sul tiro di Snejder che entra dopo una doppia deviazione e porta in vantaggio gli olandesi. Tipo un gioco muscolare (il modo gentile per dire che sono una banda di fabbri) a centrocampo. Sommando tutto questo ne viene che l'Olanda va in finale dopo una partita non entusiasmante, tutta fisico ed episodi.
Se quello sparato da Van Bronckhorst è un missile Katiuscia, il pareggio di Forlan è un Rpg a spalla, di quelli che usano i pirati somali per sequestrare le navi di passaggio. La preparazione è da grande attaccante, il tiro è quel che è, il pallone – sul quale non si aggiungerà qui una nuova polemica – va un po' dove gli pare e Setekelenburg pure. Uno pari. L'Uruguay non rinuncia mai a giocare, anche perché l'Olanda è tosta, prosaica, non travolgente. Robben non è quello della coppia mistica con Sneijder e sulla destra perde quasi sempre il duello con Caceres, dicasi Martin Caceres.
Sui piedi di Robben capita anche la palla del vantaggio. Peccato che gli capiti sul piede destro, questo sconosciuto, e invece di servire facile Sneijder a centro area spara alto. La partita è vivace e i fornti si ribaltano spesso, almeno fino al due a uno di Sneijder, che arriva con un tiro senza pretese deviato da mezza difesa. Muslera guarda la palla infilarsi nell'angolo come a dire: "Eh, vabbè". Sul vantaggio olandese l'Uruguay si blocca ed è a tanto così dal risveglio quando Robben mette dentro il terzo gol. Cross morbido di Kuyt su cui l'ala più in palla del mondiale sfoggia una perfetta frustata di testa in controtempo, praticamente da fermo. Tre a uno, e Robben si picchia la mano sulla fronte, a sancire la special relationship con il compagno Snejder.
Il resto è un assalto confusionario dell'Uruguay alla ricerca del pareggio. Il gol arriva con Maxi Pereira – soldato instancabile nella squadra di Tabarez – al secondo dei tre minuti di recupero (Stekelenburg a disagio anche su questo episodio), ma non è abbastanza a piegare l'inerzia arancione, che senza troppe fanfare porta a casa una vittoria che ha il sapore salmastro del sudore. Per lo spettacolo ci sarà tempo, avversari permettendo, nella finale di domenica sera.